Parlare di disturbi alimentari è difficile, tanto per chi li vive in prima persona quanto per chi sta accanto. Durante il percorso una mamma può trovarsi a camminare su un filo sottile tra il desiderio di aiutare e la paura di sbagliare. È una sofferenza che spesso non ha voce, ma ha peso.
Le testimonianze parlano in modo autentico: mostrano il dolore, ma anche la forza. Mettono in luce il buio ma anche la possibilità concreta di uscirne. Perché sì, dai disturbi alimentari si può guarire.
Raccontare significa riaprire una finestra sulla speranza. Ogni storia condivisa è una luce per chi ancora lotta, un messaggio chiaro:
“Si esce più forti e si va incontro a una vita nuova più consapevoli e si può tornare a fare tutto. E’ importante seguire un percorso, io sono una mamma e per noi è stato fondamentale il sostegno di Fondazione Cotarella, che è entrata a far parte della nostra famiglia. Ci hanno sostenuto dandoci speranza, non smetteremo mai di ringraziarli.”
Settembre arriva sempre un po’ allo stesso modo: silenzioso e rumoroso.
C’è chi lo aspetta con entusiasmo, come una nuova occasione e chi invece lo vive con un nodo allo stomaco, come un ritorno a qualcosa che fa paura.
Per chi convive con un disturbo alimentare, settembre può essere un mese complesso.
Spesso segna la fine di una pausa, la rottura di una routine più libera, la ripresa di contesti che mettono sotto pressione: la scuola, l’università, il lavoro, i ritmi incalzanti, gli sguardi, le aspettative. E in mezzo a tutto questo, il corpo. Il proprio corpo. E il modo in cui viene vissuto, percepito, giudicato. Settembre porta con sé il mito della “ripartenza”.
Come se si dovesse per forza ricominciare con energia, con chiarezza, con obiettivi da raggiungere. Ma non c’è un modo giusto o sbagliato per ripartire. C’è il tuo modo, il tuo tempo e il tuo passo.
Forse serve iniziare a raccontare anche un altro settembre.
Un settembre che non mette fretta, che non chiede performance, che può essere lento e incerto.
Settembre non è una sfida ma solo un mese tra tanti. Un altro piccolo pezzo del tuo viaggio, da vivere senza dover dimostrare niente.
Un giorno alla volta.
Durante il percorso per uscire da un disturbo alimentare potrebbe capitarti di pensare di essere tornata indietro, perchè un giorno ti senti in alto e un altro invece ti potrà sembrare di aver fatto dei passi indietro ed essere tornata in basso. Immaginiamo il percorso come una strada dritta e lineare verso la guarigione ma non è così.
Il percorso è fatto anche di giorni difficili, di ricadute, di passi incerti e di momenti in cui sembra di non aver fatto progressi. E’ difficile da accettare ma anche quando ti sembra di tornare indietro, non è così. Ogni passo che fai, anche quello che pensi sia un “fallimento”, ti insegna qualcosa. Tu non sei più la persona che eri all’inizio del percorso, hai acquisito più consapevolezze. L’obiettivo non è cadere mai ma imparare a rialzarsi ogni volta, con gentilezza verso se stessi.
Da quando è nata Fondazione Cotarella quali sono i risultati raggiunti e le prospettive future?
“In questi quattro anni sono stati oltre 3mila le persone, soprattutto giovani, che Fondazione Cotarella ha supportato con la sua attività. Ciò che ci ha dato maggiore soddisfazione è stato vedere ragazzi che hanno riacquisito fiducia in se stessi, speranza nel futuro e sono tornati a sorridere alla vita. È stato importante anche essere riusciti a contribuire a una sempre maggiore conoscenza e consapevolezza sui DNA. Poter essere un’ancora per chi ha bisogno, soprattutto per permettere un intervento tempestivo e mirato, che è fondamentale, è un obiettivo raggiunto. Risultati che ora vogliamo consolidare, nella consapevolezza che i DNA sono una patologia complessa, in progressivo aumento, che in questi ultimi anni ha registrato anche un abbassamento dell’età di insorgenza, un fenomeno contro cui non si deve mai abbassare la guardia.
Per questo, da settembre Fondazione Cotarella ha organizzato un nuovo, intenso programma di attività laboratoriali, educative e di formazione gratuite che si svolgerà sia nelle scuole del territorio sia a Verdeluce, ma anche in altre città italiane.
Chi volesse conoscere il calendario e avere maggiori informazioni può visitare il sito www.fondazionecotarella.com e i social di Fondazione Cotarella.”
una lunga tavolata in bianco ha dato inizio ad una serata magica all’insegna della convivialità, del sostegno, del buon cibo e del buon vino, alla quale Fondazione Cotarella è stata orgogliosa di partecipare.Condividere valori, relazioni e visioni è importante perchè crediamo che ogni momento di incontro sia un’opportunità per coltivare consapevolezza, comunità e creare nuovi rapporti. E quando questo avviene intorno ad una tavola, con calici alzati e voglia di esserci…è ancora più speciale.
Il lilla non è stato solo un colore ma il filo invisibile che ci ha uniti in occasione della presentazione del libro “Anche se non sto gridando” a cura di Cinzia Proietti. Un viaggio nel tema della violenza silenziosa, declinata in dodici racconti, che formano un vero e proprio romanzo corale e che accendono una luce su quei luoghi bui dove spesso le ferite si fanno silenziose ma profonde.
Conosciamo quanto sia importante l’educazione emotiva dei giovani, perché educare alle emozioni significa dare ai ragazzi e alle ragazze gli strumenti per riconoscere quando stanno male, per chiedere aiuto, per non sentirsi sbagliati quando la vita li mette alla prova. Come Fondazione Cotarella, ogni giorno incontriamo ragazzi e ragazze che cercano di dare un nome al loro dolore. Una ricerca continua e sappiamo quanto sia facile pensare che se nessuno ti vede soffrire, allora forse non stai soffrendo abbastanza.
E invece no. Il dolore invisibile, quello che non si vede, spesso è quello che fa più fatica a guarire.
“Il romanzo – spiega Roberta Argenti (Dalia Edizioni) – è perfettamente in linea con le scelte della nostra casa editrice, dedicata alla narrativa contemporanea per raccontare il presente ed essere liberi. Presenta 12 punti di vista diversi in un contesto teatrale che ne forma la traccia narrativa. Protagonista 6 coppie che raccontano una storia rispettando un tema, alla fine arriverà la catarsi, dove chi legge si fa carico di qualcosa, condividendolo, perché il problema non è solo di chi subisce una violenza, ma di tutti noi che dobbiamo imparare a guardare il mondo con occhi diversi”.
Alessandra D’Egidio, scrittrice dei due racconti sull’Attenzione dedicati al tema dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione afferma “Scelgo sempre storie che prevedono una rinascita. Ho scelto la storia di una dodicenne sportiva che vive il dramma della solitudine nello sport, che le chiede un conto molto alto. Un racconto dedicato anche alle storie delle nostre ‘Farfalle’ (le campionesse di ginnastica ritmica finite al centro della cronaca per i disagi vissuti in allenamento, che le ha portate a soffrire di DNA). Due le visioni iconiche della storia: il significato della bocca, sia per parlare che per mangiare, e il senso del volo, che dà il titolo al racconto. Le storie presentate sono tutte importanti, perché i libri hanno un forte impatto sui ragazzi, che possono vedersi a specchio in quello che scelgono e permettono di guardarsi dentro, cambiando le loro vite”.
Ci sono libri che ti accompagnano qualche ora e poi ci sono libri che ti restano addosso, come certi pensieri di cui non riesci a liberarti.
Un momento di condivisione e riflessione, dove parole e emozioni si sono incontrate e sono state accompagnate da un calice di Tellus dal Fiocchetto Lilla, simbolo di una causa che ci sta a cuore.
E’ aumentato il numero di persone che soffrono di un disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione e si è abbassata la fascia d’età d’insorgenza, per questo è fondamentale parlare di educazione alimentare.
La scuola ha un ruolo fondamentale per promuovere abitudini sane e corrette rappresentando un investimento sul benessere fisico e mentale ed è importante che i bambini imparino non solo cosa mangiare, ma anche perché farlo. La colazione è il primo pasto della giornata per partire al meglio e in piena energia. Saltarla o scegliere cibi troppo zuccherati o industriali non è sempre una scelta giusta.
Come attività pratica, abbiamo proposto ai bambini la preparazione di una colazione sana: yogurt bianco, frutta fresca di stagione e un cucchiaino di miele. Durante l’attività, è stato spiegato il valore di ogni alimento: lo yogurt come fonte di calcio e proteine per rafforzare le ossa, la frutta per le vitamine e le fibre, e il miele come dolcificante naturale con proprietà antibatteriche. I bambini hanno partecipato con entusiasmo, imparando in modo semplice e diretto quanto sia importante iniziare la giornata con energia e nutrienti di qualità.
Si è concluso il progetto del PCTO strutturato in diversi momenti dedicati alle soft skills, con focus sulla comunicazione gentile e sulla web radio. Durante i laboratori che si sono svolti durante l’anno scolastico, gli studenti hanno acquisito competenze di public speaking, di comunicazione efficace per contribuire ad arginare i linguaggi negativi e gli elementi funzionali per imparare al meglio la registrazione per le trasmissioni radio o per la produzione dei podcast.
Non è stata solo una restituzione ma une vera e propria occasione per ascoltare e scoprire la potenza della gentilezza come linguaggio.
Le parole hanno un peso e spesso lo dimentichiamo.
Ma hanno anche un valore che possiamo scegliere, ogni giorno.
LE PAROLE SONO AZIONI, questo è stato il titolo dell’evento co- programmato e co-progettato in una efficace sinergia tra scuola e terzo settore, avendo come protagonisti i ragazzi stessi.
I ragazzi hanno organizzato una mostra interattiva a tappe dove poter restituire ciò che hanno acquisito durante i laboratori e sessioni di interviste da parte dei ragazzi per poter mettere in campo ciò che hanno imparato
E’ stato un momento speciale e di pura condivisione, con i ragazzi e con i genitori.
A fare da cornice Verdeluce, la struttura in cui si svolgono alcune delle nostre attività, in un ambiente accogliente e sicuro.
Abbiamo concluso il pomeriggio con un Aperitivo Lilla al tramonto con protagonista il Tellus dal Fiocchetto Lilla. Un momento per ricordare sempre che l’ascolto e la condivisione sono importante. Possono fare la differenza.
Inoltre per valorizzare l’impegno, la creatività e la passione dimostrati, Fondazione Cotarella ha lanciato un contest creativo: ogni studente potrà presentare entro il 15 Giugno la proposta di un podcast per il progetto Web Radio e uno per quello sulla comunicazione gentile.
Il progetto più originale sarà selezionato e realizzato con il sostegno di Fondazione Cotarella.
Guarire è molto più di un cambiamento fisico, non basta “riprendere a mangiare” o “volersi un pò più bene”. È un atto di coraggio quotidiano. È imparare a convivere con il disagio, a tollerare l’imperfezione, ad accettare che “bene” non significhi sempre “facile”.
All’inizio la guarigione può sembrare peggiore della malattia, fa paura perchè lasciare andare il controllo può sembrare come perdere se stessi. Il corpo cambia e mangiare può diventare una battaglia contro i sensi di colpa e spesso ci si vergogna. Ci si sente persi. Chi sei senza il controllo sul cibo? Cosa ti piace, se hai costruito tutta la tua vita intorno al cibo? È un periodo in cui si fa i conti con emozioni che per anni sono state anestetizzate: rabbia, tristezza, frustrazione, ma anche desiderio, gioia e curiosità.
È normale non sentirsi subito “meglio”. È normale dubitare, voler mollare tutto, tornare indietro. Ed è altrettanto normale sentirsi in colpa per i momenti in cui si sta bene. Ma non è la fine, è parte del percorso. Perché guarire, in un certo senso, significa anche lasciare andare qualcosa che ti ha tenuto in vita, anche se ti stava distruggendo. Guarire è svegliarsi un giorno e dire “oggi ho fame e va bene così”
I Disturbi della Nutrizione e dell’ Alimentazione (DNA) sono patologie che coinvolgono una relazione complessa con il cibo, il corpo e l’immagine di sé. Sebbene la narrativa dominante li associ prevalentemente al genere femminile, negli ultimi anni si è assistito a un crescente riconoscimento del fatto che anche gli uomini possono sviluppare DNA, spesso con caratteristiche e motivazioni diagnostiche differenti.
Secondo recenti ricerche, si stima che almeno 1 persona su 4 con un DNA sia di sesso maschile. Tuttavia, i numeri reali potrebbero essere significativamente più alti, a causa di una combinazione di fattori come la sottodiagnosi, lo stigma e la mancanza di consapevolezza. I maschi tendono infatti a cercare aiuto meno frequentemente rispetto alle femmine e quando lo fanno, spesso ricevono una diagnosi in ritardo.
Rompere il silenzio sui DNA nel genere maschile significa non solo ampliare il nostro sguardo clinico e sociale, ma anche contribuire a una cultura più equa, empatica e consapevole dei diversi modi in cui la sofferenza psicologica può manifestarsi.
Nessuno dovrebbe sentirsi escluso dal diritto alla cura a causa del proprio genere.